17 giu 2009

Phishing misto e attività abusiva di mediazione finanziaria

Nel n. 5/2009 della RIVISTA DI GIURISPRUDENZA ED ECONOMIA D'AZIENDA è uscita la mia nota redazionale a margine della sentenza del Tribunale di Milano del 29 ottobre 2008:

FLOR R., PHISHING “MISTO”, ATTIVITA’ ABUSIVA DI MEDIAZIONE FINANZIARIA E PROFILI PENALI DELL’ATTIVITA’ DEL C.D. FINANCIAL MANAGER, 111-123.

Di seguito le massime, dello stesso autore:

Tribunale di Milano – Giudice per le indagini preliminari – Sentenza 29 ottobre 2008 – n. 8542 – Giudice Luerti

Phishing – delitti di ricettazione e riciclaggio – reati presupposto: delitti contro la fede pubblica, la riservatezza informatica ed il patrimonio – delitto di svolgimento abusivo della attività di mediazione finanziaria - Sussistenza dei reati

(artt. 494, 615 ter, 640 c.p.; artt. 648 e 648 bis c.p.; artt. 106 e 132 D.lgs 1 settembre 1993, n. 385 e successive modifiche)

1. Sono penalmente responsabili coloro che, senza essere concorsi nel reato presupposto, nella piena consapevolezza della provenienza illecita o, comunque, accettandone il rischio, attesa la natura dell’operazione complessivamente richiesta, con proposte di collaborazione in internet, tramite email, contatti in chat o messaggi allocati su pagine web, e la prospettazione di facili guadagni in relazione alla semplice attività richiesta ai cd. financial manager, pongono all’incasso e successivamente trasferiscono somme di denaro, tutte provenienti dai delitti previsti dagli artt. 110, 81, 494, 640, 6 l5 ter c.p. (c.d. phishing misto)

2. Non sussiste il reato di esercizio abusivo di attività di mediazione finanziaria se questa, comunque qualificata, non sia svolta “nei confronti del pubblico” (rectius a un numero potenzialmente illimitato di soggetti) o quanto meno si inserisca nel libero mercato, anche se costituito da una cerchia ristretta ma indeterminata di persone e quindi sia necessariamente dotata di caratteri di professionalità ed organizzazione che la rendano idonea a intrattenere un numero indeterminato di rapporti (nel caso di specie gli imputati non hanno offerto servizi a un numero indeterminato di soggetti, ma eseguito singoli trasferimenti commissionati da un terzo e senza connessione tra loro).


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