04 giu 2009

Permanenza non autorizzata in un sistema informatico o telematico, violazione del segreto d'ufficio e concorso nel reato da parte dell'extraneus

"Il funzionario della cancelleria del tribunale non commette il reato di accesso abusivo a sistemi informatici se si avvale, a fini illeciti, delle proprie credenziali di autenticazione per introdursi nel Re.Ge. Tale soggetto potrà rispondere di altri illeciti se acquisisce notizie riservate per indebitamente rivelarle a terzi".


E' uscito nella rivista Cassazione Penale, fasc. 4, 2009 (1502-1525), un mio contributo dal titolo:


Flor R., Permanenza non autorizzata in un sistema informatico o telematico, violazione del segreto d'ufficio e concorso nel reato da parte dell'extraneus, in Cass. pen., 2009, 4 (1502 e ss.).


Si tratta di un ampio commento alla sentenza della Corte di Cassazione, sez. V., 29 maggio 2008, n. 26797, che ha portato ad alcune riflessioni sulle scelte politico criminali effettuate dal legislatore italiano con la L. n. 48/2008, di ratifica della Convenzione Cybercrime.

Non solo. Sono stati affrontati, infatti, altri profili problematici, quali quelli legati alla configurabilità del reato di cui all'art. 326 c.p. ed al concorso dell'extraneus nel reato, nonchè quelli attinenti ai rapporti con la fattispecie di cui all'art. 615 ter c.p., aggravata.

Le osservazioni conclusive evidenziano, inoltre, l'orientamento della giurisprudenza verso i c.d. "modelli protocollari", attribuendo rilevanza alle regole organizzative interne.

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