06 ago 2008

Accesso abusivo a sistemi informatici o telematici: nuova sentenza della Corte di Cassazione

Da "Accesso abusivo nel sistema informatico e legittimazione all'accesso da parte dell'agente"
Giuseppe Amato, Procuratore della Repubblica di Pinerolo
(source: Il Quotidiano giuridico, 5.8.08, http://dottrinaediritto.ipsoa.it/home.jsp)
(Cassazione penale Sentenza, Sez. V, 03/07/2008, n. 26797)

Non è comunque ravvisabile il reato di cui all'articolo 615 ter c.p. allorquando l'agente sia autorizzato ad accedere al sistema ed a consultare i dati in esso registrati. Interessanti puntualizzazioni della Corte di Cassazione sul reato di accesso abusivo ad un sistema informatico (articolo 615 ter c.p.), con una sentenza dove ci si sofferma, escludendola, sulla possibile configurabilità del reato allorquando l'agente sia comunque autorizzato ad accedere nel sistema, essendo irrilevante in proposito l'utilizzo in ipotesi illecito dei dati così acquisiti che l'agente intenda fare o abbia successivamente fatto. Situazione semmai autonomamente sanzionabile, nel caso in sede penale

Afferma, infatti, la Corte che la sussistenza o meno della "contraria volontà" dell’avente diritto, necessaria alla configurabilità del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico, va verificata solo ed esclusivamente con riferimento al "risultato immediato" della condotta posta in essere dall’agente con l’accedere al sistema informatico e con il mantenersi al suo interno, e non con riferimento a fatti successivi che, pur se già previsti, potranno di fatto realizzarsi solo in conseguenza di nuovi e diversi atti di volizione da parte dell’agente medesimo, che integreranno, semmai, autonome violazioni, diversamente sanzionabili a seconda degli specifici connotati delle ulteriori condotte (abusive o di infedeltà) realizzate.

Di conseguenza, aggiunge il giudice di legittimità, non è ravvisabile il reato de quo allorquando l’agente sia autorizzato ad accedere al sistema ed a consultare i dati in esso registrati, potendosi porre un profilo di configurabilità di ulteriori e diverse fattispecie incriminatici (quale, ad esempio, quella di rivelazione di segreti di ufficio), in caso di uso successivo indebito dei dati ovvero di infedeltà comportamentale dell’agente ammesso al sistema

(omissis)

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